Mauro Ferrari – Direttore Editoriale “Puntoacapo Editrice”

Vero, la letteratura nasce dalla solitudine ed è lotta interiore; nasce da una ferita interiore, come afferma Deleuze, e non abita mai lontana dalla sofferenza e dalla malattia. Crediamo però che indichi la strada verso la sanità e verso l’equilibrio – perché altrimenti sarebbe una operazione solipistica, uno sfogo intransitivo e anzi dannoso – per scoprire alla fine che se si guarda l’abisso, l’abisso guarderà dentro di te (Niezsche) e comunque inutile per chi non troverebbe altri motivi per leggere se non tuffarsi pericolosamente in una dimensione di dolore e follia che lo fagociterà: si legge, o meglio ci si confronta con un testo poetico per un rinnovamento delle nostre energie interiori.

Dico questo in apertura di un rapido discorso sul libro di Antonella Ronzulli AliVive, opera di esordio la cui intensità può apparire perturbante, e i cui ripiegamenti nel sentimento, del pari, possono sembrare esagerati e immotivati se si trascura la ferita da cui muove. Non è il caso di ripercorrere l’itinereraio di vita che ha portato a questa pubblicazione: sappiamo bene quanto la fallacia autobiografica sia subdola e comunque la biografia non spieghi perché nasce l’opera e perché solo una minima frazione fra quelli che hanno attraversato gli stessi territori del dolore si sia poi dedicata alla scrittura: condizione necessaria (forse) ma non sufficiente (di certo). È vero, come dice Eliot, che più completo sarà l’artista, più completamente separati saranno in lui l’uomo che soffre e la mente che crea. Eppure, in questo strano libro, vi sono momenti di raro equilibrio espressivo, come se vi fosse davvero una quiete dopo la tempesta (forse anche nella “penosa privazione di te” /insostenibile vuoto interiore”, p. 47) come se l’avvicinamento – insieme cauto e motivato – alla poesia avesse sortito una sorta di miracolo espressivo – e non solo. Antonella scrive per sé, senza dubbio, come piccola terapia, come “tecnologia del sé”, nella frase di Foucault; ma scrive anche per donarci quelle energie di cui sentiamo spesso il bisogno e la mancanza.

Antonella Ronzulli è poeta di sentimenti, senza dubbio, che sa condensare in versi rapidi e agili, dall’acuta precisione sensistica (e dal sapore non di rado sensuale) calata in una versificazione libera e nominale, con sviluppo sintattico minimo e comunque immediato.

Quando la poetessa si concentra su questi elementi sa raggiungere una sua originale freschezza:

Profumo inebriante

Tentazione di piacere

Cerco… sei nascosto

Cioccolato sciolto

Caldo sulle labbra

(“Cioccolato”, p. 40)

Anche quando si sofferma sulle figure di “Agli amici che mi hanno raccontato le loro storie di vita” la poetessa preferisce la rapida annotazione visiva, l’immagine che si accampa laddove ci si attenderebbe la riflessione in versi, la distensione di un verso più ampio: la riflessione, quando esplicitata, è affidata a rapidi accenni quasi frenati da pudore. Sono queste caratteristiche oggettive della sua poesia, ma anche additano a una precisa possibilità di evoluzione nel suo percorso, che potrà aprirsi a una dimensione di più compiuta riflessione sul sensimento, sulla vita, sul crescere – ciò che già adesso ci appare come l’arco tematico delle sue corde poetiche.

Mauro Ferrari

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