Vetrina delle Emozioni

Pubblicato: 12 marzo 2012 in Rassegna stampa
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Intervista di Marco Nuzzo

MN: Quando e come nasce il tuo desiderio di scrivere in poesia?
AR: Non è da molto che mi ci sono avvicinata, ma soprattutto non è stata una scelta; non avevo mai pensato di scrivere, ma un giorno è successo qualcosa e la mia vita è cambiata.
Ho dovuto superare problemi, sconfiggere rabbia e dolore, e sono stata aiutata: ho incontrato la poesia.
Quando scrivevo il tormento usciva da me e restava sulla carta, mentre io diventavo ogni giorno più forte!
Così ho compreso che scrivere mi aiuta, mi fa stare bene e non ho più smesso.
MN: Cosa vuol dire, per te, fare Poesia e cosa non deve mai mancare in un tuo scritto?
AR: Emozione. Senza emozione leggo solo un insieme di parole, il coinvolgimento del lettore è fondamentale.
Le poesie nascono sempre da situazioni della mia vita che, nel bene o nel male, catturano la mia mente, attimi di felicità o di dolore, attimi precisi in cui scavo a fondo e ne cerco il senso. Sono soddisfatta solo quando, rileggendole,  riprovo l’intensità del momento e non solo un freddo ricordo.
MN: Come sono strutturate le tue opere? Utilizzi la metrica, la rima e/o delle figure retoriche particolari e perché?
AR: I miei studi, il mio lavoro, la mia cultura sono di altro genere, molto diverso dalla letteratura, per cui non ho una preparazione in materia: per questo motivo mi sto documentando, sto imparando, desidero migliorarmi sempre.
Non penso di esserne ancora in grado di usare tecniche particolari, scrivo d’istinto, “fotografando” i miei pensieri, e tramutandoli in parole vive.
MN: Quando scrivi, ti ispiri ad altri poeti o ricerchi una tua personalità, un tuo modo di poetare?
AR: Sicuramente ci sono scrittori-poeti che preferisco leggere, li ritengo maestri, posso citare Hemingway, Merini, Neruda, Nietzsche, ma voglio che nei miei scritti si comprenda chi sono, come sono.
La sintesi è una qualità che prediligo, cerco di esprimermi con poche parole, a volte anche forti.
MN: Ci parleresti più nel particolare del tuo libro “AliVive”?
AR: Il mio primo libro, un figlio, un dono, una vittoria. Mi ripeto, ma è come un regalo del destino.

Scrivevo pensieri, stati d’animo, raccontavo di me; mi hanno suggerito di raccoglierli e  così è nato AliVive.
Molto nel libro è autobiografico, o comunque fa parte della mia realtà: leggendolo incontri dolore, rabbia, gioia, pudore, moralità, principi e valori importanti per me.
MN: Come e quando cresce, in te, la voglia di pubblicare e perché? Perché proprio questo titolo?
AR: La pubblicazione del libro in verità non è stata una mia idea, ma un suggerimento, che subito mi spaventò; non credevo di riuscire, ma accettai ed ora sono felice di questa mia scelta.
Giorni, mesi trascorsi scrivendo e combattendo la mia guerra personale, poi finalmente ho ritrovato la speranza e ho ricominciato a rincorrere i miei sogni, volando con il pensiero.
Ecco le mie ali, vive, loro mi hanno riportato alla vita.
MN: So che ami anche, se non soprattutto, la fotografia e la vita in camper, come desiderio di libertà. A proposito di libertà il tuo libro mi fa tornare in mente la frase di un film tra i miei preferiti, Le ali della libertà: “O si fa di tutto per morire, o si fa di tutto per vivere”. Antonella Ronzulli ha scelto di vivere. Ti andrebbe di parlarcene?
AR: Adesso che ho raggiunto la serenità, ne parlo volentieri, anzi spero che la mia storia, uguale forse a molte altre, possa aiutare qualcuno. Quando in un secondo, perché così è stato, ti accorgi che stai per perdere tutto, la tua libertà o la vita stessa, entri in una sorta di limbo. Alterni momenti di puro terrore, a rabbia, sconforto, apatia e speranza, ma come hai detto “si fa di tutto per vivere”.
Io ho scelto di combattere per la mia vita ed ho vinto.
MN: Preferisci leggere o scrivere? In prosa o in versi?
AR: Leggere, da sempre, mi rilassa, così impegno il tempo libero. Ora scrivo poesie, preferisco i versi, ma la prosa mi incuriosisce molto.
MN: Cosa pensi dell’attuale panorama editoriale del nostro paese? Cosa miglioreresti se te ne fosse data la possibilità?
AR: Mi sono ritrovata catapultata in un mondo sconosciuto, dove ogni giorno scopri qualcosa di nuovo.
C’è una scelta infinita, dalle grandi case alla piccola editoria, con proposte di ogni genere; ci sono editori seri e persone che mirano, invece, solo al guadagno.
La cosa che riscontro spesso, confrontandomi con altri autori, è il difficile rapporto che si instaura con le case dopo la pubblicazione, come una sorta di abbandono.
Posso solo dare un modesto suggerimento: credo ci voglia da parte dell’editore più impegno nella promozione dei propri autori. Alcuni lo fanno raccogliendo consensi, altri purtroppo no, col risultato a mio avviso negativo, che lo scrittore ritrovandosi solo e non sapendo come gestire la cosa, perde lo stimolo a continuare.
MN: Mi trovi d’accordo. Spesso gli autori vengono abbandonati a se stessi dopo la pubblicazione e, magari, dopo aver speso soldi per veder realizzato un sogno, pubblicare. Il fatto è che tra gli “editori” si nascondono molti furbi, destinati comunque a non durare. La voce gira e nell’era di internet non hanno vita facile. E riguardo alla cultura? Ritieni che gli italiani leggano abbastanza? Ritieni che i media possano in qualche modo influenzare la cultura e, se sì, come?
AR: Gli italiani leggono, ne sono certa; ma a parte i veri cultori della letteratura, molti scelgono indirizzati dalla curiosità, influenzati sicuramente da massicce pubblicità dei media, o ancora peggio dalle mode.
MN: C’è una poesia o un poeta che in qualche modo hanno influenzato il tuo modo di scrivere?
AR: Amo leggere ed ascoltare Alda Merini, rivedo in lei tratti del mio carattere, decisa, diretta, incurante dei giudizi, ma concentrata sulle sue idee.
 MN: Quali sono le tue letture? Hai un genere che preferisci su tutti? Perché?
AR: Ho sempre letto molto, letteratura, medicina, tecnologia, non faccio differenze, sono avida di sapere, da sempre.
MN: E un genere che non leggeresti mai? Perché?
AR: Come ho appena affermato, per la mia voglia di sapere non mi precludo nulla; inizio a leggere, ma se non sento interesse, semplicemente cambio.
MN: Cosa spinge, secondo te, un poeta o uno scrittore a scrivere e successivamente a pubblicare le proprie opere? Ritieni che chi scriva lo faccia per se stesso o per gli altri?
AR: Ci sono autori, come me, che scrivono per se stessi e ritengo siano molti, altri esclusivamente per farsi conoscere. Il passo successivo, pubblicare, dipende da motivi prettamente personali.
MN: Ritieni importante il confronto con altri autori?
AR: Il confronto non solo è importante, lo ritengo necessario. Non può esserci crescita senza consigli,  senza discussioni, senza l’ammissione di limiti ed errori. Ho ancora molto da imparare, e anche ascoltando posso migliorare.
MN: Cosa consiglieresti a chi volesse scrivere e pubblicare un libro?
AR: Sicuramente di inseguire il sogno, perché l’emozione di stringere tra le mani il proprio libro è unica. Riguardo la pubblicazione, suggerisco di documentarsi attentamente e possibilmente di instaurare rapporti con altri autori, con cui scambiare opinioni.
MN: Un’ultima domanda: quali i progetti in cantiere di Antonella Ronzulli?
AR: Mi sto dedicando a poesie sparse, senza un filo che le colleghi tra loro, partecipo a concorsi letterari, che oltre ad essere un ottimo esercizio di scrittura, mi stanno regalando molte soddisfazioni.
Nessun dubbio sui miei progetti: continuare a scrivere.
Forse un nuovo libro… chissà!
MN: Grazie per la tua disponibilità, Antonella e, in bocca al lupo, sempre.
 
Marco Nuzzo
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