Intervista di Alessandro D’Angelo

Pubblicato: 11 marzo 2012 in Rassegna stampa
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In quale periodo della tua vita hai iniziato a scrivere?

AR: Ho iniziato pochi anni fa, in realtà non avevo mai pensato di farlo, ma un giorno è successo qualcosa e la mia vita è cambiata. Ho dovuto superare problemi, sconfiggere rabbia e dolore, ma sono stata aiutata: ho incontrato la poesia. Quando scrivevo quei sentimenti uscivano da me e restavano sulla carta, mentre io diventavo ogni giorno più forte! Così ho scoperto che scrivere mi aiuta, mi fa stare bene e non ho più smesso.

La tua realtà letteraria è solo di poesia? Se si, perché?

AR: A tutt’oggi si, sto ancora imparando a comporre poesia, studio  per migliorarmi. Forse un giorno scriverò un romanzo, ma pretendendo sempre molto da me stessa, ora non mi ritengo ancora pronta.

Quanto impieghi per scrivere una poesia?

AR: Non posso quantificare il tempo, ci sono poesie scritte in pochi secondi, altre in giorni interi; io scrivo d’istinto, quello che sento in quel momento, anche solo parole confuse che mi girano nella mente: poi leggo, rileggo più volte, e solo se riprovo l’emozione che mi ha portato a scriverne la mia poesia è nata.

Ti trovi meglio a “operare” scrivendo sul pc o su carta?

AR: Le prime parole di una poesia sono sempre scritte a mano, perché il primo istinto è prendere in mano carta e penna. Dopo uso tranquillamente il computer, è uno strumento utilissimo per me.

Pensi che i premi letterari siano importanti e necessari per un autore?

AR: Si, li ritengo utili e partecipo volentieri, mi piace confrontarmi,  sono stimolata a migliorare; vedo i concorsi come motivo di crescita personale e non di sfida tra autori, siamo diversi e da tutti si può imparare qualcosa.

La poesia rispetto alla narrativa, è sentita da tutti? Se no, perché?

AR: Non penso che tutti riescano ad entrare nel “mondo” della poesia, io per prima ne ero molto distante: leggere un romanzo è sicuramente istruttivo, rilassante, intrigante, a volte divertente; la poesia invece deve essere compresa, ma soprattutto amata. E per fare questo ci vuole quella sensibilità che ti porta a vivere quasi esclusivamente di emozioni.

Secondo te chi scrive lo fa solo per se stesso?

AR: Non credo si possa generalizzare, anzi penso che gli autori si possano suddividere almeno in due categorie: chi scrive per gli altri, ambizioso e con obiettivo il successo, non condannabile, e chi lo fa principalmente per se stesso. Conosco molti autori che scrivono infinite e stupende poesie, ma che non hanno nessuna intenzione di pubblicare. Personalmente mi ritrovo nella seconda, dove sono necessari sentimenti ed emozioni. Come ho già espresso, la poesia deve convincere me in primis; ovviamente non nego che consensi, visibilità e successi, se arrivano, portano soddisfazione personale.

Una domanda sul mondo dell’editoria: Come la consideri?

AR: Un oceano di possibilità, in cui bisogna nuotare con attenzione, vagliando scrupolosamente le offerte. Ci sono editori competenti e precisi, altri che non realizzano ciò che promettono. A questo si rimedia documentandosi e soprattutto parlando con altri autori, ascoltando diverse esperienze. A tal proposito, la critica che sento più spesso rivolta agli editori, è la mancanza della promozione successiva alla pubblicazione, come una sorta di abbandono dell’autore. Credo che le case dovrebbero prestare attenzione a questo segnale negativo e attuare azioni mirate in tal senso.

Hai un sogno che vorresti vedere realizzato?

AR: Io ho già realizzato il sogno nel 2010 quando ho pubblicato “AliVive” con Rupe Mutevole. Nel libro ci sono io, i miei sentimenti, le mie emozioni, la mia storia, ci sono poesie e lettere scritte per le  persone a cui voglio bene. AliVive è la mia rivincita sulla vita e a questo libro sarò sempre legata; ma il sogno continua e io continuerò a scrivere.

Alessandro D’Angelo

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